© 2017 prodotto da FILMEDEA. a cura di EXPOSITORE

ItalianiCoraggiosi è una testata giornalistica telematica registrata al Tribunale di Verona con il n°2099 R.S.

December 29, 2017

December 28, 2017

December 26, 2017

December 24, 2017

December 22, 2017

December 16, 2017

December 12, 2017

December 8, 2017

December 4, 2017

Please reload

Post recenti

Aldo Cazzullo_L'Opinione

December 29, 2017

1/10
Please reload

Post in evidenza

Giordano Bruno

December 22, 2017

 

Quando Giordano Bruno, filosofo di Nola, si trova davanti i giudici dell’Inquisizione, pronti a pronunciare la sentenza che lo condanna a morte, li fronteggia con fiera stanchezza:

 

Avete più paura voi nel pronunciare la sentenza che io nell’ascoltarla”.

 

È febbraio del 1600 e tra pochi giorni, il 17 dello stesso mese, il filosofo verrà legato a un palo nudo, con la lingua in giova, cioè bloccata da una specie di museruola per non farlo pronunciare parole offensive né bestemmie, e verrà arso vivo dal braccio secolare della Chiesa Cattolica di Roma.

 

“Che io cadrò morto a terra ben m’accorgo/ ma qual vita pareggia il morir mio”

Sono versi del poeta Tansillo che Bruno conosce bene e li usa nella sua opera più famosa, Gli eroici furori.

 

Che io cadrò morto a terra ben m’accorgo/ ma qual vita pareggia il morir mio

 

Li cita nella sua opera non perché prevede la sua morte, come dirà qualcuno, ma per raccontare lo slancio di Dedalo che con le ali di cera si avvicina troppo al sole, e cade.

Ma lo ha mosso il desiderio di conoscere e superare il limite.

 

Giordano Bruno, filosofo di Nola, è stato costretto a cambiare continuamente città, corte, nazione. Nato nel 1548 passa da Napoli a Roma, da qui a Parigi, attraversata la manica arriva a Londra, e poi Wittenberg e Praga. Ovunque vada si lascia alle spalle una polemica, una disputa, un’espulsione ed è costretto a far fagotto.

 

La retorica dell’Italia postunitaria lo racconta come martire del libero pensiero, e lui ne avrebbe riso. Bruno perseguiva l’indipendenza da ogni autorità, anche da Aristotele o Platone, da san Tommaso o da Agostino.

 

Che senso hanno le sfere delle stelle fisse, quelle calotte di vetro che coprono la terra?

Se Dio è potenza infinita perché limitarsi a fare un mondo finito? Sarà più logico che una potenza infinita faccia un universo infinito, con innumerevoli pianete, soli e stelle.

 

Bruno ha visto con l’immaginazione quello che il senso comune e la tecnica ancora non poteva vedere.

 

Mai stato diplomatico, sempre pronto alla disputa accademica e non, in circa tre anni, dal 1582 al 1585, scrive sei dialoghi in lingua volgare e una commedia, tra questi Lo Spaccio della bestia trionfante e Gli eroici furori; i suoi scritti, nel tempo, saranno importanti e accolti dalla filosofia europea.

 

Il coraggio più grande di Bruno non è stata la fierezza davanti la morte, ma aver pensato quello che altri non hanno avuto il coraggio di pensare; l’infinito.

 

Quel coraggio che non hanno avuto né Keplero né Pascal, atterrito dal pensiero di vedersi aprire l’infinito sotto il suo tavolo.

 

“Avete più paura voi nel pronunciare la sentenza che io nell’ascoltarla”

Nonostante la messa in Indice dei suoi libri e la damnatio memoria caduta per secoli su di lui, la sua voce non cessa di arrivare fino a noi.

 

Share on Facebook
Share on Twitter
Please reload

Seguici

I'm busy working on my blog posts. Watch this space!

Please reload

Cerca per tag
Please reload

Archivio
  • Facebook Basic Square
  • Twitter Basic Square
  • Google+ Basic Square