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Galileo Galilei

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Galileo Galilei è il primogenito dei sette figli di Vincenzo Galilei e Giulia Ammannati. Quando nasce nel 1564 a Pisa, il padre, borghese fiorentino, vive di musica e commercio. La madre appartiene ad una famiglia importante. Galileo compie i primi studi a Firenze, prima con il padre, poi con un maestro di dialettica, quindi nella scuola del convento di Santa Maria di Vallombrosa ma lui non intende prendere i voti.

 

Nel 1580 si iscrive all'università di Pisa a medicina, su impulso del padre. Ma la sua passione si rivela la matematica.  Vi si applica dall'estate del 1583, grazie all'incontro a Firenze con Ostilio Ricci da Fermo, membro dell'Accademia fiorentina del Disegno, discepolo di Niccolò Tartaglia. 

 

Nel 1585 abbandona l'università senza aver conseguito il titolo e sempre allievo di Ostilio Ricci si applica allo studio di Archimede ed Euclide. Arriva ad un livello tale di preparazione da tenere lezioni private a gruppi di studenti a Firenze e Siena.

 

Escono i suoi primi scritti: i frammenti Theoremata circa centrum gravitatis solidorum riguardo la determinazione dei baricentri. La bilancetta, progetto di una bilancia idrostatica per la determinazione della densità dei corpi, indice dei sui interessi per le scienze applicate.  E due lezioni di esegesi dantesca Circa la figura sito e grandezza dell'Inferno.

 

Nel 1587 entra in contatto a Roma con Cristoforo Clavio e con il milieu del Collegio romano, dalla cui influenza nascono gli Iuvenilia, pubblicati soltanto nell'Ottocento ed alcuni testi di logica editi nel 1988. Il medesimo anno l'astronomo Giovanni Antonio Magini gli viene anteposto nella cattedra di matematica a Bologna. Ma due anni dopo gli viene conferita la cattedra di matematica a Pisa. 

 

Risale a questo periodo la raffigurazione di Galilei tenace sperimentatore, come viene tramandato dal suo primo biografo, il Viviani. Nel 1591 perde il padre e diventa il capo di una numerosa famiglia, con sua grande preoccupazione deve provvedere alla dote di una sorella.

 

Nel 1592 gli viene affidata la cattedra di matematica a Padova e lui vive il tempo migliore della sua vita. Temi delle sue lezioni sono gli Elementi di Euclide, il Trattato della sfera di Sacrobosco, l'Almagesto di Tolomeo, e le Questioni meccaniche pseudoaristoteliche.  Per difficoltà economiche è costretto a dare lezioni private di ingegneria ed architettura militare a giovani aristocratici, per i quali redige una Breve istruzione all'architettura militare ed un Trattato di fortificazione.

 

Per gli stessi motivi scrive il trattato Le mecaniche, verte sull'illustrazione delle macchine semplici.  Oltre alle attività d'insegnamento, Galileo allestisce una piccola officina, curata dal meccanico Marcantonio Mazzoleni, dove venivano realizzati e venduti compassi geometrici e militari, bussole, squadre ed altri strumenti meccanici, in seguito cannocchiali.

 

L'invenzione del compasso geometrico-militare, destinato a calcoli balistici e geodetici è del 1597. Le vendite del compasso rendono e nel 1606 Galileo scrive un manuale: Le operazioni del compasso geometrico e militare. Un trattato in latino del Capra è occasione d'un contenzioso con Galileo. La prima testimonianza della sua adesione alle tesi eliocentriche di Keplero è del 1597.

 

Nell'agosto di quell'anno Galileo riceve una copia del Mysterium cosmographicum di Keplero, nel quale l'eliocentrismo è sostenuto con motivazioni matematiche e simboliche.  Lettane la prefazione, Galileo scrive a Keplero per esprimere la sua adesione alla teoria del moto terrestre, ma anche il timore di pubblicare le nuove posizioni.

 

Nel 1602 circa si applica agli studi sulla caduta dei gravi. Solo più tardi scoprirà che la velocità è proporzionale alla radice quadrata dello spazio percorso.  Nell'autunno del 1604 la venuta di una supernova riapre il dibattito sull'incorruttibilità dei cieli.  Galileo afferma pubblicamente che la nuova stella prova che il cielo non è immutabile.

 

Nel luglio del 1609 Galileo viene a sapere d'uno strumento che mostra più vicini oggetti distanti.  Crea così un cannocchiale in grado di ingrandire gli oggetti fino a nove volte. Ne fa una dimostrazione dal campanile  di San Marco. Le autorità venete ne sono entusiaste e gli aumentano il vitalizio da 520 a 1000 fiorini annui, una somma mai raggiunta da un professore di matematica. 

 

Con un cannocchiale che riesce ad ingrandire 15 volte, Galileo inizia ad esplorare la volta celeste.  Per l'astronomia è un'autentica rivoluzione: sulla luna si vedono i monti, di cui lui stima l'altezza, la via Lattea si polverizza in un ammasso di piccole stelle.  Compaiono stelle mai viste e quattro satelliti che orbitano intorno a Giove. Se Giove con i suoi satelliti ruota intorno ad un corpo centrale diventa consentaneo che la Terra e la Luna orbitino intorno al Sole

 

Galileo stende rapidamente il Sidereus nuncius, che dedica al granduca di Toscana, Cosimo II.  I satelliti di Giove vengono nominati in suo onore medicei.  Nel 1610 Galileo è designato Matematico e Filosofo del Granduca di Toscana.  In quell' anno osserva che Saturno ha una forma allungata ed ipotizza l'esistenza di due satelliti, ma nel 1612 scompaiono. Il suo cannocchiale non era dunque in grado di individuare gli anelli.  Nel 1611 si accorge che Venere ha fasi come quelle lunari.  In quella primavera il giovane principe Cesi lo accoglie nell'Accademia dei Lincei e lui discetta di astronomia col cardinale Bellarmino. D'estate discute con i filosofi peripatetici sulle cause dei corpi galleggianti.

 

Ritiene, come Archimede, che la causa del galleggiamento sia ascrivibile alla densità relativa fra i corpi ed il liquido in cui sono immersi, diversamente sostengono che è data dalla forma dei corpi. Nel maggio 1612 edita il Discorso intorno alle cose che stanno in su l'acqua o che in essa si muovono. La vendita è così rapida che se ne prepara una seconda edizione per l'autunno.  Nell'autunno del 1611 il gesuita  Scheiner docente all'università  di Ingolstadt scrive a Mark Walser ad Augusta riferendogli  di avere scoperto delle  macchie sulla  superficie del Sole.  Galileo contesta che fossero dei satelliti. 

 

Nel 1612 il principe Cesi stampa l'interpretazione di Galieo che sostiene di aver individuato le macchie solari prima di Scheiner. Nasce una disputa fra Galileo ed i gesuiti.  Nel dicembre del 1613, in un pranzo alla corte del Granduca a Pisa, assente Galileo, vengono espressi dubbi teologici sulla teoria copernicana. Castelli, richiesto d'un parere dalla madre di Cosimo II, difende le tesi galileiane. 

 

Il 21 dicembre 1613 Galileo scrive una lunga lettera a Castelli in cui difende il sistema eliocentrico. La quarta domenica di Avvento del 1614 il domenicano Caccini attacca il sistema copernicano dal pulpito di Santa Maria Novella.  Un altro domenicano lo denuncia all'Inquisizione di Roma per la lettera a Castelli.  Ora Galileo amplia la lettera che contiene la sua opinione più profonda sui rapporti tra la scienza e le Scritture, conosciuta come Lettera a Cristina di Lorena. Lui fa suo il pensiero del cardinal Baronio: “l'intenzione dello Spirito Santo essere d'insegnarci come si vadia al cielo e non come vadia il cielo.” Per Galileo Dio parla sia attraverso “il libro della Natura” che   quello della Scrittura.

 

All'inizio del 1615 P. A. Foscarini pubblica una Lettera sopra l'opinione de' Pitagorici e del Copernico della mobilità della terra e della stabilità del sole  e ne manda copia al cardinale Bellarmino.  Il cardinale risponde che senza prove sicure Foscarini e Galileo avrebbero dovuto parlare in maniera ipotetica.  E Bellarmino sottolinea che in caso di prova del moto terrestre bisogna reinterpretare la Scrittura con grande cautela.

 

Galieo  era  convinto che questa prova si fondasse sulla sua ipotesi sull'origine delle maree.  Galileo presenta la sua tesi a Roma nel 1616. Il Sant'Uffizio condanna queste due proposizioni: “Sol est centrum mundi, et omnino immobilis motu locali, “Terra non est centrum mundi nec immobilis , sed secundum se totam se movetur, etiam motu diurno.” La prima proposizione viene considerata eretica.  La Congregazione dell'Indice proibisce il libro di Copernico “donec   corrigatur” e condanna la lettera di Foscarini.

 

Il cardinale Bellarmino gli consegna un documento nel quale non si dice che deve abiurare ma semplicemente che è reso edotto delle decisioni dell'Indice.  Tuttavia negli atti c'è anche un memorandum non firmato che impone a Galileo non di rinunciare all'idea che la terra si muova ma anche di non farne oggetto di discussione. Nel processo del 1633 sarà usato contro Galileo. 

 

Tornato a Firenze si dedica alla questione della longitudine in mare. Nell'autunno del 1618 l'apparizione di tre comete colpisce l'opinione pubblica. Galileo ritiene che le comete siano un fenomeno puramente ottico. Pubblica un Discorso sulle comete in contrapposizione al professor Grassi del Collegio romano.  Per Grassi le comete sono corpi celesti. La sua replica s'intitola Libra astronomica ac philosophica è  del 1619 e convince Galileo  a redigere nel  1623 il  Saggiatore in cui illustra  la  concezione  corpuscolare  della  materia.

 

Il nuovo papa Urbano VIII Barberini, cui è dedicata l'opera, lo riceve nel 1624 sei volte. Galileo torna a Firenze con l'impressione di poter esprimere liberamente le sue opinioni sul moto terrestre. Nel 1630 porta a termine il Dialogo sopra i due massimi sistemi. L'opera è scandita su quattro giornate. 

 

Nella prima è messa in dubbio la divisione aristotelica dell'universo diviso fra sfera terrestre e celeste, è sconfessata la distinzione fra moto rettilineo e circolare e sono raffrontate le somiglianze fra Terra e Luna. 

 

Nella seconda giornata Galileo sottolinea l'impercettibilità del moto da parte dei terrestri e che la rotazione del pianeta intorno al suo asse è più semplice della rotazione giornaliera della sfera celeste tratteggiata da Tolomeo. 

 

Nella terza giornata Galileo sostiene che la rivoluzione annua della Terra intorno al Sole è una spiegazione più semplice delle posizioni di quiete apparenti e dei moti retrogradi dei pianeti. 

 

Nella quarta giornata Galileo dichiara erroneamente che le maree provano il moto della Terra.

 

Nel Dialogo vi è anche la formulazione corretta della legge della caduta dei gravi.  In primavera Galileo consegna l'opera al Riccardi, maestro del Sacro Palazzo.  Poi si instaura un clima sfavorevole nei suoi confronti.

 

Un suo amico astrologo annuncia imminente la morte del papa e viene arrestato. Un altro suo amico, il Ciampoli è sodale del cardinale spagnolo Gaspare Borgia, uomo di Filippo IV a Roma. Urbano VIII bandisce dalla corte gli elementi favorevoli alla Spagna e dunque caccia il Ciampoli che si era speso per la pubblicazione del Dialogo. Riccardi assicura l'imprimatur ma chiede prefazione e conclusione. 

 

Quando il censore di Firenze dà il benestare per la pubblicazione nel settembre 1630 Riccardi frappone difficoltà sostenendo che Galileo si era impegnato ad esporre a Roma la versione finale dell'opera.  Nel frattempo un'epidemia di peste rende difficili gli spostamenti. Allora Riccardi chiede gli venga inviata una copia perché la possa rivedere col Ciampoli. Ma non sente nulla da Galileo finché non gli arriva una copia pubblicata a Firenze. 

 

Con sua grande stupore scopre che figurava che lui stesso l'avesse approvato. Le autorità pontificie gli chiedono conto del suo agire. Il Riccardi adduce d'aver ricevuto da Ciampoli l'assenso per la pubblicazione.  Il Dialogo va alle stampe nel giugno 1631 ed è terminato solo nel febbraio 1632. Copie del libro arrivano a Roma fra marzo ed aprile solo poche settimane dopo l'attacco del cardinale Borgia a Urbano VIII.

 

Da allora il papa ordina di controllare accuratamente qualsiasi “ciampolata”.  Nell'estate del 1632 Urbano VIII ordina di andare a fondo sull'autorizzazione del Dialogo. Nel fascicolo del Sant'Uffizio la commissione trova il famoso memorandum non firmato, dove s'impone a Galileo di non sostenere in alcun modo che la Terra si muova. I commissari concludono che Galileo avesse violato un ordine del Sant'Uffizio.  Lo chiamano a Roma dove arriva solo il 13 febbraio 1633. Il    Sant'Uffizio lo ritiene colpevole d'avere trasgredito gli ordini della Chiesa. 

 

Viene condannato in una sala del convento di Santa Maria sopra Minerva e mente gli leggono la sentenza ritratta il suo errore. La condanna prevede il carcere a Roma, commutato in dimora coatta nel palazzo arcivescovile di Siena, cordialmente ospitato dal cardinale Piccolomini. Nel dicembre 1633 può tornare nella sua villa ad Arcetri, in libertà vigilata. Galileo cerca un antidoto alla sua amarezza nel lavoro.

 

In due anni termina i Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove scienze attinenti alla meccanica ed ai movimenti locali. Sono fondamento della sua gloria scientifica.  La prima nuova scienza consta d'una trattazione matematica della struttura della materia e della resistenza dei materiali.  La seconda scienza è relativa al moto naturale trattato per la prima volta alla luce della legge dei quadrati dei tempi dei corpi in caduta libera e della composizione simultanea ed indipendente dei moti.

 

Ora trovare un editore è un problema e si rivolge ad Elzevir,in Olanda. Pubblica nel 1638, l'anno in cui Galileo diventa cieco

 

Lui continua a sperimentare sino alla fine, l'8 gennaio 1642 ad Arcetri. Avrà la tomba a Santa Croce soltanto nel 1737.

 

Galileo è importante anche come scrittore: è fra l'altro il creatore dell'italiano scientifico.

 

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